Basilica dell’abbazia benedettina di San Martino delle Scale: restauro delle superfici lapidee

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L’intervento di restauro ha interessato le basi delle paraste e i gradini presenti all’interno della basilica dell’abbazia benedettina di San Martino delle Scale; le operazioni eseguite sono state le seguenti: pulitura, reintegrazione delle macromancanze, stuccatura dei giunti tra i conci di pietra, stesura di una patina di protezione.
L’intervento di pulitura. La fase di pulitura è consistita in una serie di operazioni volte a rimuovere progressivamente gli strati di deposito superficiale, le incrostazioni e gli strati cerosi e oleosi; la loro presenza è stata riscontrata in fase preliminare per mezzo dell’esecuzione di un campione di pulitura. La realizzazione del campione ha consentito anche la definizione degli strumenti e degli agenti chimici da utilizzare in fase operativa.
Sulla base dei dati acquisiti in fase preliminare si è proceduto, pertanto, alla rimozione meccanica dello strato di polvere superficiale (la componente meno coerente da rimuovere) con l’ausilio di un getto di acqua deionizzata. La fase successiva è avvenuta per mezzo dell’azione chimica di una soluzione acquosa di tensioattivo non ionico; tale trattamento ha consentito di ammorbidire gli strati cerosi e/o oleosi facilitando le operazioni successive. L’azione meccanica di spazzole in setole di saggina e bisturi a lama mobile ha, infine, permesso la rimozione definitiva dei suddetti strati, delle incrostazioni e delle tracce di intonaco e di malte varie.
Il risciacquo con acqua deionizzata ha concluso l’intervento di pulitura.
Laddove ritenuto necessario (in caso di mancanza di aderenza al substrato originario, di inadeguatezza estetica  per forma e/o cromia, di incompatibilità dei materiali) si è provveduto, inoltre, alla rimozione di chiodi, di stuccature e di ricostruzioni realizzate durante precedenti interventi.
Reintegrazioni e stuccature. Anche in questo caso si è provveduto a realizzare dei campioni di stuccature effettuati utilizzando malte variamente composte; è stata così individuata una malta che, per cromia e per texture, fosse esteticamente adeguata alla superficie originaria pur mantenendo i caratteri di distinguibilità e di compatibilità, chimica e meccanica, richiesti dalla disciplina del restauro.
Nei casi in cui le ricostruzioni necessarie risultavano avere un volume tale da comprometterne la stabilità e la durata nel tempo, si è provveduto, preventivamente, a inserire dei perni in vetroresina creando un’armatura attorno a cui è stata stesa e modellata la malta.
Finitura. La pulitura ha implicato la perdita dello strato di cera con cui la pietra era stata trattata in passato. Tale finitura è stata riapplicata sia per motivi estetici sia per proteggere il materiale originario, isolandolo  e limitandone il contatto con l’umidità, certa causa di degrado.

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