“Contro l’ipnosi sociale, il rifugio interiore (ricostruzione del sé)”

 

“Gli individui che fanno propria la modalità di vita dell’avere, godono della sicurezza ma sono per forza di cose insicuri. Dipendono da ciò che hanno come denaro, aspetto fisico, potere, beni, in altre parole in qualcosa che è al di fuori di loro. Ma che ne è di loro se perdono ciò che hanno? Se quindi sono ciò che ho e ciò che ho è perduto, chi sono io?” (Erich Fromm).

L’opera si pone come un invito alla riflessione e alla consapevolezza e nasce da un’analisi personale della società contemporanea avviata in seguito alla lettura di scritti e pensieri di importanti sociologi e psicanalisti tra i quali Erich Fromm e Carl Gustav Jung.
L’uomo è diventato incapace di distinguere la verità dalla finzione, non solo fuori di sé ma anche dentro di sé: falsificando la realtà di se stesso ha finito per falsificare l’intera realtà che lo circonda. L’immagine è una trappola, un ostacolo che limita la ricerca della propria essenza e che collabora nella distruzione del proprio sé, nella morte della propria identità. L’uomo manovrato attraverso i suoi occhi: i messaggi mediatici, la televisione, i manifesti condizionano la sua identità imponendogli dei modelli e portandolo lentamente alla massificazione della sua immagine, del suo comportamento e al soffocamento del suo essere. Conformarsi, massificarsi è la condizione per essere socialmente accettati assumendo la stessa identità degli altri.
Occorre recuperare la capacità di vedere!
L’introspezione, il rifugio interiore può essere una via di recupero del proprio sguardo e quindi della propria identità e coscienza. Chiudere gli occhi per guardare se stessi, per analizzarsi, per prendersi cura del proprio sé liberi dalle troppe immagini che saturano il nostro sguardo rendendolo cieco.
I raggi di luce generati da una mente sana sono dei raggi che illuminano, non che accecano! Tra la luce i mandala: uno spazio sacro, un simbolo che appare alla coscienza per forza propria, ciò che è dentro di noi, ciò che siamo noi, il nostro centro esistenziale, il nostro sé, un cerchio protettivo che impedisce la dispersione delle nostre energie e che protegge la nostra essenza più intima dalle provocazioni esterne.
Il rifugio interiore, la nostra mente, uno spazio da difendere, uno spazio in cui crescere con l’intento di cogliere l’essenziale e l’importanza dei valori della vita, uno spazio in cui guarire espellendo i turbamenti e le forze perturbatrici e omologatorie. Uno spazio in cui proiettarsi verso la meta della catarsi!

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